GIORNI DI NATALE

  

GIORNI DI NATALE senza didasalia     

 

 

 

 

Già da qualche settimana si percepiva sempre più intensa l’atmosfera incantata del Natale, ma in quella mattina fredda e luminosa dell’otto Dicembre, ricorrenza dell’Immacolata, aleggiava intorno un particolare senso di pacatezza.        

“Oggi anche giù nell’inferno c’è pace!” – diceva la nonna ad Anna, che aveva da poco litigato con una cuginetta e che, come lei, non era per niente serena.

Entrambe, infatti, si erano lasciate con la netta sensazione della colpevolezza dell’altra e con il deciso proposito di riscattare la propria dignità.

Anna piagnucolava e l’anziana donna, che non era solo la confidente dei tanti nipoti, ma sapeva calmare i loro animi, li sapeva condurre alla riflessione, alla riappacificazione e alle scuse, se necessarie, anche quel giorno con Anna seppe trovare la soluzione giusta.

   La festa dell’Immacolata era la prima delle ricorrenze natalizie festeggiate solennemente in famiglia.

PALLINE ROSSEAlla S. Messa del mattino, seguivano il pranzo e la cena con tutti i parenti. Dopo cena erano d’obbligo i giochi: sette e mezzo, il mercante in fiera e l’immancabile tombola, di gran lunga la preferita.

A tombola si giocava lentamente, assaporando l’attesa dell’estrazione successiva, sospesi tra speranza e preoccupazione, a seconda che si guardasse la propria o l’altrui cartella. Il silenzio profondo era interrotto dalla voce stentorea di chi estraeva il numero, magari con qualche allegro e vecchio commento, e dai mal trattenuti gridolini infantili, ricchi di attesa e di timore.

      In quasi tutte le serate natalizie i parenti si incontravano per giocare insieme e spesso a loro si univano amici.

Anna adorava quelle serate.

 Era davvero uno spettacolo bellissimo: un tavolo enorme, attorno al quale sedevano i parenti e gli amici più cari, riservando agli anziani il posto d’onore; tutti insieme per divertirsi, giocando rilassati. Lo sfavillio degli addobbi, sparsi in tutta la stanza, impreziosiva la scena; la sacralità, invece, era materialmente simboleggiata dal Presepe.       

In casa di Anna, come in molte altre case, il Presepe si allestiva il pomeriggio del sette Dicembre. I bambini vi partecipavano attivamente, secondo l’età, sotto la guida di un  adulto, deputato anche a gestire il loro andirivieni frenetico e desideroso di “dare aiuto”.

L’attesa era spasmodica. I bambini, specie i più piccoli, non finivano di chiedere:

“Quando facciamo il Presepe?”

“Quando cominciamo?”

            MIRTILLOFinalmente ecco… la grande scatola con tutto il necessario arrivava e veniva  poggiata sul tavolo in sala. Una volta aperta, il caratteristico odore di chiuso, della cartapesta e della cera delle candeline si spargeva tutt’intorno; ad esso si contrapponeva il profumo del muschio appena raccolto, dei rami di mirto e dei fiori freschi che avrebbero preso posto vicino alla grotta.

Seduta accanto alla nonna durante la prima fase dell’allestimento, mentre la scena lentamente cominciava a comporsi, Anna osservava e, dal posto, univa le sue proposte a quelle degli altri:

le montagne di pietra scura, tappezzate qua e là di muschio, si formavano sullo sfondo, nell’angolo a sinistra, sopra il praticello verde; fra le montagne o in piano, comparivano laghetti e ruscelli d’argento, circondati da pecorelle, cani e pastori; da un’altra parte piccoli ponti di legno colorato, appena costruiti, scavalcavano corsi d’acqua, per permettere ai viandanti di raggiungere la riva opposta.

Poi anche lei si alzava per concretizzare meglio il suo contributo.

Amava spargere pietruzze bianche lungo i sentieri, e sistemare anatre e oche sulla superficie dei laghetti.

Le palme erano già in mezzo al deserto, là dove polle d’acqua formavano piccole oasi; le casette si abbarbicavano sulle alture; attorno e dentro di esse trovavano posto le varie figure dei pastorelli.1

Non importava che ambienti e personaggi rispettassero schemi cronologici o storico – geografici precisi; quello che contava era rappresentare la terra e la gente di ogni tempo e di ogni luogo nell’attesa dell’amore, della giustizia … della salvezza.

    E invero il presepe è l’istantanea in cui convivono epoche, regioni, paesaggi e climi diversi. Esso rappresenta tutta l’umanità con le sue aspirazioni. Sin dal tredicesimo secolo2, pur in fogge diverse, tutte le classi sociali, dai re agli artigiani, dai pastori ai contadini e ai pescivendoli, vi sono state rappresentate. Presepi popolari e Presepi artistici, viventi o iconografici, si sono susseguiti per secoli fino ai nostri giorni. 

In legno o terracotta, sughero o marmo, lava o corallo; semplici o con innovazioni tecnologiche per far funzionare fontane, mulini e cascate, spesso sono diventati capolavori, custoditi in Chiese e musei3, simbolo di credo religioso o documenti dei costumi degli uomini.

   Anna, concentrata nella  sua occupazione, proseguiva il lavoro con entusiasmo crescente e ascoltava la voce dello zio:PRESEPE

“Guarda, Anna, qui sistemiamo l’arido deserto con cammelli e dromedari; da questa parte prati, fiumi e ruscelli; più in fondo montagne piene di neve.

Gesù nasce nel caldo dei cuori ricchi di speranza, ma anche nel freddo e nella neve di chi purtroppo l’ha perduta”. 

   Sulle palme verdi Anna andava posando ovatta bianca, per simulare fiocchi di neve, e imbiancava le rive dei corsi d’acqua, spargendo farina. Sul verde del muschio faceva brillare la brina con polverina argentata, mentre in casa, sull' aia o nel cortile, si lavorava alacremente.

        “Il venticinque Dicembre, nel giorno di Natale, adageremo il piccolo Gesù nella mangiatoia – il bue e l’asinello sono già lì, pronti a scaldarlo – e poseremo sulla capanna la stella cometa, perché, dopo aver guidato il cammino dei pellegrini, essa, alla fine, indicherà loro la meta raggiunta.”

«Nonna, guarda, questa signora porta la biancheria nella cesta!»

«La porta al fiume per lavarla: regalerà panni puliti al povero bambinello!»

«Nonna, c’è il pescatore!»

« Venderà i suoi pesci, ma ne regalerà anche alla povera Maria, che è senza cibo!»

« E il pastore?”

“Porterà l’agnellino alla stalla!»

«E questi re a cavallo?»

«Sono i Re Magi che recano in dono oro, incenso e mirra».

 Molti rami verdi ombreggiavano la piccola capanna e le luci erano pronte dentro le case e lungo le strade.

     STELLE NATALE - CANDELAIl lavoro era ormai finito. Il perimetro della scena era contornato da mille candeline colorate, che sarebbero state accese durante la Novena, quando lo zampognaro sarebbe venuto a suonare in casa. Tutti i cuginetti allora sarebbero corsi ad ascoltarlo, seguendolo poi su e giù per le scale, per riascoltarlo ancora presso i vicini.

Nelle estati che precedevano le festività natalizie, alla fiera del paese, Anna chiedeva regolarmente in regalo ai suoi genitori una piccola "ciaramella" giocattolo, con tanto di canne e palloncino.

Tutte le volte che lo zampognaro concludeva la sua novena, lei lo pregava di suonare anche con la sua piccola zampogna.

Che bel suono ne traeva! Molto meglio di quanto non riuscisse a lei!

Ma si sa: lui era uno zampognaro… lei no!

      Le abitudini della vigilia e del giorno di Natale tenevano conto di prescrizioni religiose e tradizioni popolari. Presto anche Anna imparò a gustare la semplicità dei pasti privi di carne e la bontà della cena della Vigilia: fili sottili di pasta conditi con sugo a base di acciuga e spolverati con mollichina tostata; frittura calda di cavolfiore, finocchi e carciofi con e senza pastella; tocchetti di baccalà e anguilla anch’essi fritti e gustati caldissimi. E poi frutta secca, arance dal gusto vaniglia, delizia dei bambini, arance amare, mandarini e profumatissimo melone latino.

La sera stessa, sul tardi, la bimba seguiva gli adulti in Chiesa, per la S. Messa, quella della notte di Natale.

L’indomani non sarebbe mancato il brodo, che sin dai tempi antichi si usava preparare per le puerpere, come Maria, per riceverne forza e nutrimento. Lo si serviva sia come primo piatto con  pastina piccolissima, che per secondo con dentro pallottoline di carne, completamente ricoperte dal “Truscello”6, a base di uova, ricotta e parmigiano. A seguire i cesti della frutta fresca, avvolti dal profumo di arance dal gusto vaniglia e da quello delle arance amare; mentre, in quelli della frutta secca, noci, mandorle, nocciole e arachidi avrebbero invitato i commensali a gustarle da sole o assieme a datteri e fichi secchi dolcissimi, preparati in casa nei mesi precedenti. Non sarebbero certo mancate le formine di marmellata di cotogne, fatta in casa e lasciata asciugare al sole, come pure la mostarda dolce, preparata al tempo della vendemmia e asciugata anch’essa dai raggi ancora caldi del sole autunnale.

Per concludere il dolce mai assente, il “riso nero”7, accompagnato da altri dolci tipici.           

   Dunque, in quelle ore la tradizione regnava naturalmente sovrana, interpretando e rielaborando scene e vicende della venuta al mondo di Gesù, il bambinello sceso in terra, per difendere i valori più alti dell’Umanità.

Nessun bambino di quella grande casa avrebbe mai dimenticato le sensazioni e gli insegnamenti di quei giorni; avrebbe sempre desiderato, invece, condividerli con altri nella sua vita futura.

 

 

© Antonina Orlando, 20 – 12 – 2014

 

 

 

 

 

1In Sicilia tutte le figure del presepe, tranne la Madonna, San Giuseppe e Gesù, sono convenzionalmente chiamate pastori o pastureddi. torna su

2 Si fa riferimento alla prima rappresentazione vivente della Natività, realizzata a Greccio da San Francesco nel 1223. torna su

3L. Zeppegno, Presepi italiani, artistici e popolari. Interlinea Edizioni Novara. torna su

6Nome della crema che va cucinata nel brodo, dopo averla versata sulle pallottoline di carne. torna su

7Riso cucinato con cioccolato e altri ingredienti, in grado di dargli un colore scuro e un gusto caratteristico. torna su

 

 

GIORNI DI NATALE

 

 

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